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Economia

Gli investimenti a misura di intelligenza artificiale

I sistemi GPT si diffondono anche nel settore dell’intermediazione finanziaria, consentendo di creare strumenti che «decidono» per l’investitore

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La dirompenza delle avanzate tecnologie informatiche, intelligenza artificiale in primis, si fa sempre più sentire. Un effetto meno discusso, tuttavia, è forse quello della disintermediazione di determinate attività umane. Pensiamo ai sistemi GPT («generative pre-trained transformer»): finora la discussione sul fenomeno si è limitata a dirci che andranno a sostituire, presto o tardi, molte attività dell’uomo.

Se in molti settori questa rivoluzione è ancora tutta da scrivere, per altri è già realtà, come nel settore degli investimenti finanziari, dove la tecnologia sta facendo passi da gigante. Non stiamo parlando di «robo-advisor» o di trading algoritmico automatizzato, bensì di tecnologia informatica che consente di fare ciò che vogliamo noi, secondo le nostre idee o intuizioni, sfruttando l’enorme massa di dati e i sistemi GPT. Ne abbiamo parlato con Roberto Malnati, analista finanziario presso Royalfid a Savosa.

Investimenti personalizzati

Su queste pagine abbiamo parlato recentemente di ETF, uno strumento che dagli anni Novanta ha rivoluzionato il settore degli investimenti grazie alla facilità di negoziazione e soprattutto ai bassi costi di gestione, consentendo oltretutto a investitori non specializzati (retail) di partecipare nei mercati finanziari.

«C’è un mondo di investitori che finora si sono accontentati di replicare, passivamente, gli andamenti borsistici comprando ETF, battendo spesso le performance di gestori attivi e risparmiando sulle commissioni di gestione. Oggi però sempre più investitori non vogliono comprare ciò che il mercato offre, bensì crearsi degli strumenti d’investimento personalizzati e basati sulle proprie idee», dice Malnati, che ci introduce nel mondo dei cosiddetti «indici attivi», in particolare quelli che sfruttano anche i sistemi GPT.

Gestione attiva «autonoma»

Il processo è semplice: si parte da un’idea (umana), per esempio «vorrei investire nel settore aerospaziale», si «chiede» a un sistema GPT (macchina) di guidarci nell’individuazione dell’universo degli investimenti possibili (titoli azionari, tipicamente), ponendo l’attenzione sulle società che stanno trasformando il loro modello di business. Si condivide questo ampio universo con il cliente e dopo la sua approvazione una intelligenza artificiale specificamente addestrata produrrà un indice che sintetizza il paniere di titoli, massimizzando il rapporto tra rendimento e rischio.

«Questo perché, a differenza delle gestioni attive, è il sistema che sceglie i migliori titoli per l’investitore in base alla sua idea generale. E lo fa costantemente, ogni giorno, automaticamente. E a costo marginale, oltretutto solo iniziale perché una volta “impostato” l’indice viene aggiornato dal sistema in completa autonomia», spiega Malnati.

Indici ricalibrati costantemente

Gli indici attivi tematici creati con sistemi GPT possono essere progettati per selezionare i titoli più promettenti all’interno di un settore specifico, sulla base di una serie di parametri che vengono continuamente aggiornati e analizzati dall’algoritmo.

Una delle caratteristiche innovative, però, è che consentono un controllo attivo del portafoglio, ciò che gli ETF non offrono. Comprare un ETF che replica un indice azionario non consente, infatti, di intervenire sulla composizione del paniere di titoli che l’ETF replica. Con i sistemi GPT, invece, si risolve la questione della calibrazione e dell’inclusione ed esclusione di titoli negli indici.

«Con un indice attivo – prosegue Malnati – la ponderazione dei titoli è costante ed è possibile ricalibrare l’indice giornalmente anche se il sistema tende a concentrare le modifiche bisettimanalmente. E lo si fa in automatico, in base alle “decisioni” che il sistema prende, togliendo i titoli non performanti e sostituendoli con altri. Ma sempre secondo il tema d’investimento e relativi criteri stabiliti».

Un futuro ancora «umano»

Viene da chiedersi se vi sarà ancora un futuro per i fund manager e, più in generale, per l’intermediazione finanziaria da parte degli specialisti. Lo chiediamo, perché no, proprio a ChatGPT: «L’intermediazione finanziaria potrebbe subire cambiamenti. Per esempio, la crescente regolamentazione del settore finanziario potrebbe rendere più difficile per i professionisti del settore fornire i propri servizi. Tuttavia, l’analisi e l’esperienza umana continueranno a essere importanti per la gestione dei portafogli e l’identificazione di opportunità di investimento».

Per Malnati, invece, «questi sistemi di nuova generazione che creano strumenti d’investimento “su misura” tenderanno a colonizzare il tradizionale modello delle gestioni, sia quelle attive, sia quelle passive (ETF). Tuttavia, nella creazione di indici attivi ci sono ancora (e ci saranno sempre) molti passaggi “umani”. Mi riferisco soprattutto alla verifica e certificazione quotidiana degli indici per consentirne la replica con strumenti quotati in Borsa, un’attività che in Svizzera viene svolta da società come Leonteq. Anche la selezione iniziale dei titoli degli indici è sempre verificata da analisti qualificati perché, bisogna dirlo, i modelli GPT hanno ancora molto da imparare. Stiamo parlando quindi di un’evoluzione, non di una rivoluzione. E credo che la risposta fornita da ChatGPT sia coerente con questo».

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