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Foto: Michal Jarmoluk

Economia

WEF: un impiego su quattro cambierà entro il 2027 e il 2% sarà eliminato

Il progresso nell'adozione delle nuove tecnologie e la crescente digitalizzazione causeranno un significativo ricambio nel mercato del lavoro, mentre le sfide economiche, tra cui l'inflazione elevata, il rallentamento della crescita economica e le carenze di approvvigionamento rappresentano la minaccia maggiore

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WEF: un impiego su quattro cambierà entro il 2027 e il 2% sarà eliminato

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Quasi un impiego su quattro (il 23%) cambierà entro il 2027 e il 2% sarà eliminato: è la conclusione cui giunge uno studio pubblicato oggi del Forum economico mondiale (WEF).

Gli specialisti della fondazione con sede a Ginevra hanno compiuto un'indagine raccogliendo il punto di vista di 803 aziende - che impiegano complessivamente 11,3 milioni di lavoratori - in 27 distretti industriali e 45 economie di tutte le regioni del mondo.

Sulla base delle loro risposte i ricercatori avanzano previsioni per un complesso di 673 milioni di posti di lavoro. Viene attesa una crescita strutturale di 69 milioni impieghi, a cui fa da contraltare l'eliminazione di 83 milioni: al netto andranno persi quindi 14 milioni, pari al 2% dell'occupazione attuale.

La transizione verde, gli standard ESG (environmental, social and governance, cioè principi ambientali, sociali e di buon governo d'impresa) e la rilocalizzazione delle catene di approvvigionamento sono i principali motori della crescita occupazionale, mentre le sfide economiche, tra cui l'inflazione elevata, il rallentamento della crescita economica e le carenze di approvvigionamento rappresentano la minaccia maggiore.

Il progresso nell'adozione delle nuove tecnologie e la crescente digitalizzazione causeranno un significativo ricambio nel mercato del lavoro, con un effetto positivo complessivo sulla creazione di occupazione, si dicono convinti gli esperti del WEF.

I ruoli in più rapida crescita sono spinti dalla tecnologia e dalla digitalizzazione. Il big data è al primo posto tra le tecnologie destinate a creare posti di lavoro, con il 65% degli intervistati che prevede una crescita occupazionale nei ruoli correlati. Si stima che l'occupazione di analisti e scienziati dei dati, specialisti dell'apprendimento automatico dell'intelligenza artificiale (IA) e di professionisti della sicurezza informatica crescerà in media del 30% entro il 2027.

Il commercio digitale porterà ai maggiori incrementi assoluti di posti di lavoro: vengono pronosticati circa 2 milioni di nuovi ruoli incentrati sul digitale. Allo stesso tempo anche i profili in più rapida diminuzione sono spinti dai cambiamenti della tecnologia e dalla digitalizzazione: a rischio sono in particolare i ruoli impiegatizi o di segreteria.

Il rapporto 2023 sul futuro dell'occupazione suggerisce che le mansioni non sono considerate più automatizzate di quanto non lo fossero tre anni fa, quando il documento è stato pubblicato per l'ultima volta. Circa un terzo delle mansioni (34%) è attualmente automatizzato, appena l'1% in più rispetto al 2020. Le aziende intervistate inoltre hanno rivisto al ribasso le loro aspettative di ulteriore automazione, passando al 42% delle mansioni entro il 2027, rispetto alle stime del 2020 che prevedevano che sarebbe stato automatizzato il 47% delle mansioni entro il 2025.

Tuttavia mentre le aspettative circa lo spostamento del lavoro fisico e manuale operato dalle macchine sono diminuite, il ragionamento, la comunicazione e il coordinamento - tutte caratteristiche con un vantaggio comparativo per gli esseri umani - dovrebbero essere più automatizzabili in futuro. L'intelligenza artificiale, uno dei fattori chiave del potenziale spostamento algoritmico, dovrebbe essere adottata da quasi il 75% delle aziende intervistate e si prevede che porterà a un elevato ricambio, con il 50% delle società che si aspetta che ciò creerà una crescita dell'occupazione e il 25% che prevede invece che causerà perdite di posti di lavoro.

Gli investimenti nella transizione verde e nella mitigazione dei cambiamenti climatici, così come la crescente consapevolezza dei consumatori sui temi della sostenibilità, stanno guidando la trasformazione dell'industria e aprendo nuove opportunità nel mercato del lavoro. I maggiori effetti netti di creazione di posti sono attesi dagli investimenti che facilitano la transizione verde delle imprese, come previsto da oltre la metà degli intervistati. Poiché i paesi cercano di incrementare le fonti di energia rinnovabile i ruoli di ingegnere delle energie rinnovabili saranno molto richiesti.

Gli investimenti favoriranno anche la crescita di ruoli più generalisti nel campo della sostenibilità, come gli specialisti della sostenibilità e i professionisti della protezione ambientale, per i quali si prevede una crescita rispettivamente del 33% e del 34%, che si tradurrà in una progressione di circa 1 milione di posti di lavoro.

I maggiori incrementi assoluti in termini di impiego verranno però dall'istruzione e dall'agricoltura. Il rapporto rileva che l'occupazione nel settore dell'istruzione dovrebbe crescere di circa il 10%, portando 3 milioni di posti di lavoro in più per gli insegnanti di formazione professionale nonché i docenti universitari e di istruzione superiore. Si stima inoltre che gli impieghi per i professionisti dell'agricoltura registreranno un aumento del 15%-30%, con un conseguente aumento di 4 milioni di posti di lavoro.

«Per le persone di tutto il mondo, gli ultimi tre anni sono stati pieni di sconvolgimenti e incertezze per le loro vite e i loro mezzi di sostentamento, con il Covid, i cambiamenti geopolitici ed economici e il rapido avanzamento dell'IA e di altre tecnologie che ora rischiano di aggiungere ulteriore incertezza», afferma Saadia Zahidi, direttrice generale del WEF, citata in un comunicato. «La buona notizia è che esiste una chiara strada da percorrere per garantire la resilienza: i governi e le imprese devono investire per sostenere il passaggio ai lavori del futuro attraverso l'istruzione, la riqualificazione e le strutture di sostegno sociale che possono garantire che gli individui siano al centro del futuro dell'impiego», conclude l'economista di origine pachistana.

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