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Croce Rossa del Sottoceneri

Chiara Zocchetti / CdT

Società Produzione e consumo

Senza soldi in tasca per mangiare, alla spesa ci pensano i volontari

Mattinata nella sede della Croce Rossa del Sottoceneri, dove prosegue la distribuzione di beni di prima necessità – A Molino Nuovo ci sono circa cinquanta famiglie in situazione precaria – Esploso il numero di persone, anche molto giovani, che chiedono aiuto.

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In via alla Campagna sembra essere una giornata qualsiasi. Qualcuno va al lavoro in bicicletta nonostante la temperatura sul nostro cellulare indichi un grado. Due mamme con il passeggino si salutano all’incrocio con via Ferri. Normale amministrazione, a parte il freddo. Arriviamo davanti al civico numero 9, la nostra destinazione: la sede della Croce Rossa del Sottoceneri (CRSS).

Qui, non è una giornata qualsiasi. Due persone escono dalla porta tenendo in mano dei sacchetti marroni: uno, due. Facendo un po’ di fatica una signora sulla sessantina ne porta quattro. Ne arriva un’altra e mette due sacchetti in un furgoncino nero, già pieno. Varchiamo la soglia dell’entrata e ci troviamo davanti una distesa di sacchetti di cartone pieni fino all’orlo. Sono troppi, non riusciamo a contarli. A occhio e croce potrebbero essere centocinquanta. È l’inizio della distribuzione dei beni di prima necessità nell’ambito dell’iniziativa solidale 2xNatale, organizzata congiuntamente dalla Croce Rossa Svizzera, dalla Posta, dalla SSR e da Coop. E il tappeto di sacchetti marroni che riempie buona parte della sala al primo piano è destinato alle associazioni (una trentina), alle famiglie in difficoltà e ai servizi sociali dei Comuni del Luganese.

Una richiesta che fa riflettere

Per intenderci, lunedì la CRSS ha ricevuto dal centro logistico della Croce Rossa Svizzera con sede a Wabern, nel canton Berna, 6.310 chili di beni di prima necessità, per un totale di oltre seicento sacchetti confezionati dai volontari, distribuiti tra oggi e domani a chi si trova in una situazione di grande precarietà. Numeri importanti, quelli snocciolati poco fa, perché fanno ben comprendere l’effettiva richiesta di aiuto nel Luganese di quelle famiglie – ma non solo – a cui manca continuamente un pasto caldo sulla tavola. In mezzo a questo viavai di volontari e associazioni che si districano tra scatoloni pieni di riso e pasta, palette di pacchi di zucchero e articoli a lunga conservazione, scambiamo quattro chiacchiere con una volontaria che, da quando siamo arrivati, non si è fermata neanche un secondo. Sulla settantina, forza da vendere e un grande sorriso stampato in faccia, fa la volontaria da oltre vent’anni. «A una certa età, quando si esauriscono gli impegni a cui hai dedicato tutta la vita e investito il tuo tempo, come il lavoro, la famiglia e te stesso, ecco che arriva il momento di guardarti attorno e senti la necessità di fare qualcosa per gli altri. Io mi metto a disposizione del prossimo, che a sua volta, senza accorgersene, mi ripaga anche solo con un semplice grazie».

Cambio di priorità

Oltre alla quantità di sacchetti che vengono portati via man mano che passa il tempo, e che rimarcano con forza una problematica sociale spesso nascosta sotto il tappeto, c’è un dato che ci lascia spiazzati. «A Molino Nuovo ci sono dalle quaranta alle cinquanta famiglie che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e si affidano a noi per i beni di prima necessità». Chi ci parla è una donna, membro di un’associazione di Molino Nuovo, che si occupa della raccolta e della distribuzione degli alimenti una volta al mese ai bisognosi del quartiere. «Tante famiglie a cui serve aiuto sono straniere, ma oltre una quindicina è ticinese – specifica –. Alcune ci chiedono un aiuto per un certo periodo, altre invece in modo regolare».

Le parole che ricorrono spesso nei racconti dei nostri interlocutori sono priorità e status symbol. Già, perché questi due aspetti sono legati a doppia mandata tra loro. E la condizione economica viene spesso nascosta sotto abiti costosi per non essere etichettati come persone in difficoltà. O meglio, «preferiscono investire gli ultimi soldi rimasti in tasca aggrappandosi a un apparente status symbol, ma non hanno il denaro per fare la spesa», ci spiega la responsabile di un servizio sociale intercomunale del Vedeggio, che ha caricato sul suo furgoncino una trentina di pacchetti. Il target delle persone che fanno richiesta ai servizi sociali di quella zona sono sì famiglie e anziani, «ma soprattutto trentenni o quarantenni con figli a carico». Ecco, questa sorta di «ringiovamento» delle persone in difficoltà economiche è un fenomeno in atto da tempo. Negli ultimi anni, però, gli addetti ai lavori hanno assistito a un vero e proprio boom.

Anziani dalla Svizzera interna

Un’ulteriore conferma di questa tendenza ci arriva dalla responsabile dei servizi sociali del Luganese, Marisol Bonsignore. «Dopo il Covid le domande sono esplose e l’età media si è notevolmente ridotta: stiamo parlando di persone tra i 22 e i 35 anni che non riescono a trovare lavoro o che non vengono addirittura pagate. Il loro problema è in particolare l’imprevisto: appena si presenta una spesa fuori dall’ordinario, una bolletta più cara del solito, una fattura che non ti aspetti, diventa inevitabile la richiesta d’aiuto». Con Bonsignore torniamo a parlare delle priorità e dello status symbol. «Il bel vestito, a volte, riflette il desiderio di mantenere una certa dignità, e il cibo passa in secondo piano». Inoltre, smentendo lo stereotipo dello svizzero tedesco facoltoso che raggiunge il Ticino per trascorrere una pensione agiata, «ultimamente i servizi sociali ticinesi stanno registrando tante richieste da parte di anziani provenienti da oltre Gottardo: persone che vengono ad abitare nel nostro cantone ma che devono ricorrere comunque agli aiuti sociali».

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