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La riforma dei diplomi per l'uguaglianza di genere: l'UNIL all'avanguardia

Photo: Unseen Studio / Unsplash

Società

Diplomi senza riferimenti al genere: il dibattito si accende inutilmente?

Riferimento al genere sui diplomi: ne parliamo con Carine Carvalho, delegata a capo del dipartimento per la parità all’Università di Losanna (UNIL)

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Diplomi senza riferimenti al genere: il dibattito si accende inutilmente?

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Quello dell’uguaglianza è un tema che spesso si muove in acque pericolose sotto lo sguardo critico dell’opinione pubblica. Qualche settimana fa, infatti, vi abbiamo proposto un un confronto fra le università della Svizzera francese e l’USI in merito ad alcuni cambiamenti messi in atto nell’ambito dell’inclusione. Nello specifico si parlava della resa anonima degli esami scritti e dei diplomi stampati senza alcun riferimento al genere del diplomato al fine di permettere «ad ogni membro della comunità di sentirsi accolto e rispettato». Per approfondire maggiormente la questione, abbiamo intervistato la delegata a capo del dipartimento per la parità all’Università di Losanna (UNIL) Carine Carvalho. La conclusione? «Quello dei diplomi è uno di quei cambiamenti che possono apparire quasi aneddotici agli occhi della maggioranza, ma che per qualcuno sono essenziali: permettono di laurearsi serenamente e di ridurre i problemi ad entrare nel mercato del lavoro».

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta

«Un processo di rivendicazione in questo senso nasce già nel 2019 - comincia Carvalho -. All’epoca, il problema dell’apparizione del genere sui diplomi è stato in particolare evidenziato dall’associazione degli studenti della comunità LGBTQIA+ e dal collettivo dello sciopero delle donne». Tuttavia, prima di giungere alla decisione definitiva, la direzione ha dovuto inquadrare la situazione e riflettere a lungo al fine di riuscire a proporre un piano che fosse adatto e semplice da realizzare.

Come ci tiene a precisare la delegata per la parità dell’UNIL, non si tratta di un’idea originale. In effetti, sono diversi i documenti o le istituzioni che hanno già messo in atto una riforma di questo tipo. Nella stessa zona geografica possiamo identificare ad esempio l’Università di Ginevra (UNIGE), la quale ha annunciato una modifica simile a partire dall’anno in corso, ma anche il Politecnico di Losanna (EPFL). «Tra le diverse istituzioni c’è molta comunicazione e scambio di informazioni - spiega Carvalho -, ma non è perché questa decisione è stata presa altrove che l’abbiamo messa in atto. I sistemi amministrativi e regolamentari di ogni università sono diversi e questo comporta un percorso differente anche per le decisioni da compiere». La conclusione è che «ciò che è possibile in un’istituzione, non necessariamente risulta evidente in altre, bisogna analizzare caso per caso».

Di quali cambiamenti stiamo parlando?

In seguito alle analisi del caso, la situazione descritta dalla delegata all’uguaglianza dell’UNIL è tale per cui solo i diplomi in lingua francese contenevano riferimenti al genere del diplomato, quelli in lingua inglese, invece, ne erano privi. Inoltre, erano solamente due i riferimenti al genere presenti sui diplomi. «È stato dunque facile apportare le modifiche necessarie» spiega Carvalho. Infatti, gli unici accenni erano i titoli «signora» o «signor» e l’indicazione della data di nascita attraverso l'espressione «nata il ...» o «nato il ...». «Abbiamo semplicemente eliminato la prima e sostituito la seconda con «data di nascita». Ciò che d’importante deve emergere da un diploma ufficiale è il nome e il giorno di nascita della persona. Non mutando questi elementi, il valore del documento persiste».

Il modello del diploma è rimasto lo stesso, ma, per alcuni, questo piccolo cambiamento sembra aver avuto un impatto importante. Solo nella settimana seguente al pubblico annuncio della riforma, infatti, nove persone hanno fatto richiesta per ottenere una ristampa del proprio attestato. «La domanda arriva in particolare da persone che hanno terminato gli studi negli ultimi anni - spiega Carvalho -. Grazie alla nuova modifica ci aspettiamo di ricevere sempre meno richieste di questo tipo».

L’aspetto importante della questione, così come ne parla la delegata per la parità, è però un altro. Il focus sono le persone e la volontà di facilitare la loro vita universitaria e la loro entrata nel mondo del lavoro. «Attraverso questa riforma sui diplomi, desideriamo evitare che il sesso indicato sul documento sia in contrasto con il modo in cui la persona si identifica o con altri documenti ufficiali. Questo potrebbe creare non poche difficoltà alla persona che sta cercando di immettersi nel mercato del lavoro».

Si dà il via al dibattito

Se alcuni hanno apprezzato e si sono perfino congratulati per questo cambiamento, altri si sono, invece, espressi negativamente in proposito. «Ci siamo imbattuti in opinioni contrarie principalmente sui social oppure da persone non facenti parte della comunità universitaria» ci spiega la delegata all’uguaglianza. «Sono questioni sensibili e probabilmente queste persone hanno una conoscenza limitata di come sono strutturati i nostri diplomi». Carvalho ci illustra infatti come i titoli «signore» e «signora» figurassero in piccolo prima della modifica, mettendo in evidenza il minimo impatto, anche visivo, risultante da questa riforma.

Sono dunque poche se non quasi inesistenti le reclamazioni provenienti dall’interno dell’UNIL. «Ho ricevuto però io stessa una mail da uno studente che reclamava il fatto di non aver avuto la possibilità di proclamarsi sulla questione. Tuttavia - prosegue -, per ragioni tecniche e per poter attestare l’ufficialità del documento, la configurazione del diploma è qualcosa su cui non ci si poteva esprimere nemmeno prima».

C’è poi chi afferma che riforme in tal senso potrebbero portare ad un effetto indesiderato, o addirittura opposto rispetto all’obiettivo primario che è l’inclusione: l’eliminazione del titolo «Madame» dai diplomi potrebbe ridurre la visibilità femminile nelle università. Inoltre, se per esempio non si potessero più fare statistiche con riferimento al genere, questo potrebbe andare a danneggiare azioni positive come l’inserimento di più donne nell’ambito universitario. All’obiezione Carvalho risponde che «ormai questo punto lo abbiamo superato. Al momento ci troviamo in una situazione in cui abbiamo più studentesse che studenti». Dunque, all’UNIL questo bisogno di dare visibilità alle donne in abito accademico sembra essere qualcosa su cui, almeno in gran parte, ci sia già stata un’azione concreta. «Per quanto riguarda le statistiche, invece, noi le riteniamo essenziali per continuare a monitorare questa e altre situazioni. Perciò, continuiamo a proporre questionari in cui il genere viene esplicitato, coscienti però che un grande dibattito rimane aperto per capire come includere le persone trans e non binarie. È un tema su cui dobbiamo ancora lavorare» ammette.

Le riforme non sono finite

Ma questo desiderio di inclusione ha la volontà di applicarsi ad ampio spettro. Perciò, quello dei diplomi è solo uno dei cambiamenti sul piano della diversità, dell’inclusione e dell’uguaglianza su cui l’UNIL ha intenzione di lavorare. Carvalho ci descrive, infatti, i progetti in serbo per il futuro nati con lo scopo di creare una vivibilità del campus universitario più equa. «Focalizzarsi sulle questioni di genere è importante, ma desideriamo concentrarci sul tema dell’inclusione a 360°. Questo implica un’attenzione particolare anche sulle persone con handicap o difficoltà motorie, come anche a chi ha famiglia». Un altro progetto che la delegata ci descrive riguarda l’inserimento di bagni inclusivi. «Non si tratta solo di avere dei bagni senza genere o di eliminare i caratteristici pittogrammi uomo o donna, ma piuttosto di riflettere a cosa questi bagni dovrebbero assomigliare, ragionare sulla sicurezza e sulla loro utilità». L’obiettivo è quello di inserirli in tutti i nuovi stabili universitari che verranno creati in futuro e di cominciare fin da subito dove possibile. «La modifica sui diplomi - conclude la delegata per la parità dell’UNIL - è quindi solo uno fra i tanti tasselli che vogliamo mobilitare».

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